Campagna - Mondo vegetale

 

Pur crescendo in città ho avuto a lungo la possibilità di conoscere la campagna durante tutta la mia infanzia e adolescenza. I ricordi che mi ha tramandato sono quelli di pace e tranquillità, ma anche di noia, di solitudine, di natura non spontanea ma asservita ai bisogni dell'uomo attraverso l'agricoltura. La campagna in questi tempi, per chi respira le strade e le città, è diventata quasi un luogo mitico;  ma non è fatta solo di spazi aperti ed idilliaci, ma anche di mosche, di zanzare, di fango, di animali che impazziscono, di un mondo diffidente verso gli estranei, di tradizioni, che seppur rispettabilissime, rifiutavano a priori i cambiamenti, di riti religiosi esasperati fino a sfociare nella superstizioni.

 

Le piante non sono selvagge: la parte preparatoria o sognante della loro natura prevale di gran lunga su quella volitiva. Ma all'interno della loro sfera hanno qualcosa che ricorda da vicino gli uomini. I loro fiori sono la loro coscienza. (E. Canetti)

Io appartengo alla terra. Io sono figlio della terra. Io sono gli alberi, i fiumi, le rocce. Sono fratello delle creature della terra. Sono fratello della creazione. La terra è mia madre. L'uomo bianco pure appartiene alla terra. Ma egli è pazzo. Perché, quale uomo giusto violenterebbe la propria madre? (M. Wandjulk)

Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto. (R. Tagore)

La campagna è quel posto dove le galline vanno in giro crude. (Ch. Baudelaire)

In un convento tutto crollato il giardino fiorisce per conto suo. (T. Guerra)

Tutte le malinconie sfumano in giardino. (F. Garcia Lorca)

Un pane ruido e nero, l'acqua torbida e limacciosa, poco vino acido e immaturo, alimenti rancidi e nauseosi formano il nutrimento dell'instancabile agricoltore. Laceri o vestiti di lordi cenci, nelle angusta case si costipano le numerose famiglie, o fra l'alito denso e corrotto degli animali si riparano dal freddo. (C. Beccaria)

Come nasce l'amore per un giardino? Ci piacciono i luoghi dove stiamo bene, così come succede con le persone. Se stare nella natura produce armonia, questo è il primo passo per entrare in un giardino. È una necessità quel primo passo: un bisogno di verde, di contatto con la natura che si armonizza in mille modi, coltivare, passeggiare in un parco pubblico, camminare in un bosco. (M. Agnelli)

Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c'è un violino d'amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l'ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire. (A. Merini)

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. (G. D'Annunzio)

"La Natura è la vita". L'ha detto Rousseau. "La Natura è la misura dell'Uomo". L'ha detto Schopenhauer. "La Natura fa schifo". L'ho detto io. Odio il sedano, diffido del cespuglio. Basta, è ora di dirlo: la natura è una cosa insopportabile. E anche quando è addomesticata come nei parchi (che è già meglio) dà pur sempre una specie di naturale angoscia al vero cittadino. A loro no. Eppure sono di città, eh, vanno lì e... un tuff...flosh. Un tuffo... di testa. Sì, perché è un po' di testa. E giù che rotolano tra i carciofi, strisciano tra le foglie nudi, invischiati che sembrano lombrichi. I giornalisti e gli artisti poi sono il massimo. Quelli di città, si intende. Come vedono un po' di verde... un tuff...flosh... (G. Gaber)

Le foreste sono dolci quando il mondo non vi entra; il santo vi trova riposo. (Dhammapada, testo indiano)

Qui sull'arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo, la qual null'altro allegra arbor né fiore, tuoi cespi solitari intorno spargi, odorata ginestra. (G. Leopardi)

Durante una passeggiata nel bosco, mia moglie ed io fummo un giorno sorpresi dal rapido avvicinarsi degli strilli di una radiolina che un solitario ciclista di circa 16 anni portava con sé sul portabagagli. Mia moglie osservò: "Questo ragazzo ha paura di sentir cantare gli uccelli". (K. Lorenz)

Vado pensando e ripensando alla vergognosa generale apatia che ha fatto spegnere nell'abbandono l'antica pratica agraria, e mi viene paura che questa occupazione possa sembrare penosa e forse disonorante per dei liberi cittadini. (Columella)

Viti selvatiche galleggiano là nella palude: i rami, nodo su nodo, si estendono sull'acqua. I rami fluttuano avanti e indietro, nel vento e con l'onde, nella cavità d'argilla, all'ombra dell'albero della carta: i rami si allargano e fluttuano con il vento e con l'acqua. (Canto aborigeno australiano)

Il rapporto di uomo e vegetale è la dimensione umana per eccellenza; le piante sono indicatori straordinari della storia culturale e dei modi della nostra appropriazione dello spazio /.../ Il rapporto col mondo vegetale è una nicchia in cui troviamo atteggiamenti e comportamenti antichi che si sono sottratti all'usura del tempo; è una testimonianza da cui attingere una cultura perduta. (Congresso Internazionale di Botanica, 1981)

Questi alberi son come gli abitanti del seno della terra: dal seno della terra levano invocatrici le mani! Cento segni essi fanno agli uomini, molte cose fanno capire a quelli che hanno orecchi; con la loro verde lingua e le lunghe braccia che chiamano narrano i segreti del seno della terra. (Gialal ad-Din Rumi)

Chi pianta un albero è un servo di DIo, egli benefica molte generazioni, e volti che non ha visto lo benediranno. (H. van Dyke)

Il mondo contadino /.../ giace nella palude da millenni /.../ fra il latrare dei cani, lo stormire delle foglie e l'odore del concime che corrode le narici. (M. Kreza)

La rassegnazione inerte dei contadini, in certi casi, è impotenza di fronte ad avvenimenti che superano le loro forze e la loro intelligenza, ma di solito non è altro che pigrizia: volentieri si riconoscono vittime della fatalità. (F. Seminara)

La campagna ha cessato di essere il centro di ogni lavoro e /.../ la città cessa di essere il centro del riposo e dei divertimenti. Così il miglioramento delle strade e dei trasporti ha rovesciato l'antico modello, rendendo le città centro di lavoro e la campagna luogo di riposo e di divertimento. (M. McLuhan)

La città è il simbolo della società /.../ Ma la campagna! La campagna è il simbolo dell'amore e delle premure di Dio per l'uomo. Tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da essa. I nostri corpi sono formati di terra, ad essa ritornano. Noi ricaviamo da essa nutrimento, vestimenti, calore e protezione. Le sue bellezze ispirano l'arte, la musica e la poesia. Le sue forze azionano gli ingranaggi dell'industria. Ma il suo patrimonio di gioia e saggezza non è stato ancora dischiuso all'uomo. Né potrà esserlo fintantoché questa empia, innaturale separazione di società e natura persiste. (E. Howard)

 

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