Città

 

Le città non son tutte uguali, non si possono categorizzare. Vi sono città grandi e città piccole, antiche o moderne, piene di monumenti o vuote culturalmente, quelle che non andresti mai via o quelle che ti domandi di continuo cosa ci sei andato a fare. Le città poi si trasformano con il tempo, possono andare in crisi e rendersi meno vivibili; in città tutto è evidenziato: il quartiere ricco, il quartiere povero, il quartiere commerciale, il centro storico sempre sull'orlo di un collasso... La città ha le sue categorie e non perdona chi ne sta fuori, contiene il bello ed il brutto della vita e te lo mostra in ogni suo momento; in città devi esserci nato, altrimenti non ti abituerai mai, e se arrivi da fuori rischi di non poterle parlare e non inserirti. Crescere in città significa abituarsi alla solitudine della folla e al non poter sbagliare mai per non ritrovarti bruciato, ma significa anche imparare a non curarsi troppo dei giudizi altrui, di formarsi una mente più aperta alle novità e ai confronti, di avere molte occasioni di scelta in molti campi e poter gestire meglio il futuro.

 

Dio fece la campagna, l'uomo la città. (W. Cowper)

È turpe la città. Un cupo desiderio di stupro. Un desiderio di annullare tutto in un grido /.../ E di dare un bacio su entrambi le mani di chi lavora. (M. de Andrade)

Per comprendere una città bisogna conoscerne la popolazione; una città è fatta di individui. (M. Poéte)

Città! Coi nostri giovani cuori venimmo a te, ammaliati dalla favola sospesa alle tue torri dorate /.../ Tu ci mostrasti subito il tuo viso e, cullandoci sorridendo, prendesti noi, storditi, tra le tue braccia. Ciò che ci sussurrasti nei pomeriggi oziosi, era la grande menzogna che mascheravano i tuoi occhi immensi /.../ E ci togliesti tutto quanto ti fu possibile toglierci: i nostri cuori incantati, pieni di sogni e di bellezza, la nostra forza, la libertà, la fede, la nostra fede, serena e guaritrice. (O. Theer)

Vi sono nelle città strani uomini che se ne stanno appoggiati ai muri. Se ne stanno ritti, a testa china: forse sono stanchi, forse sognano miracoli. Immobili, pare che fissino orizzonti lontani: sono grigi come grigi sono i sobborghi della città, e il loro sguardo è vuoto, spento, come privo di memoria /.../ Non svegliateli, sono dei santi. Sono dei santi sebbene se ne stiano storditi e vuoti di pensiero. Essi non sanno nulla, ma io so questo di loro. (J. Tuwim)

Le condizioni di natura sono state abolite. La moderna città industriale concentrico-radiale è un cancro che prospera a dovere. (Le Corbusier)

La città favorisce l'arte ed è arte; la città crea il teatro ed è teatro. È nella città, nella città quale teatro che le attività più importanti dell'uomo vengono formulate ed elaborate attraverso individui, eventi, gruppi in conflitto e in cooperazione. (L. Mumford)

Finché la città può crescere senza perdere la sua unità, si può permettere di crescere; non oltre. (Platone)

La città rappresenta una energia creatrice collettiva, che abbraccia intere generazioni, possiede una giovinezza più indistruttibile di quella delle generazioni, una vecchiaia che dura più a lungo di quella dei singoli che nel suo ambito vengono crescendo /.../ La città rappresenta nella molteplicità delle sue funzioni un mondo più antico di quello paterno. Nei suoi grandi esempi essa è scopertamente un'amante materna. (A. Mitscherlich)

Io credo che la città nella sua forma attuale sia prossima a scomparire: noi siamo i testimoni di quell'accelarazione che precede le dissoluzioni /.../ La città stessa non è altro che l'uomo-macchina, l'ombra morta dell'uomo vivo. (F.L. Wright)

È una comunità di intenti che costituisce la società: se tale comunità manca, gli uomini possono trovarsi in uno stato di contiguità, ma restano virtualmente isolati /.../ Nelle metropoli gli uomini entrano in rapporto per desiderio di guadagno. Non si trovano in uno stato di cooperazione, ma di isolamento, ciascuno teso a far soldi; per tutto il resto si disinteressano completamente del proprio prossimo. (B. Disraeli)

Si forma la città /.../ quando ciascuno non basta a se stesso, ma ha bisogno di molti. (Platone)

Una città deve essere costruita in modo da dare ai suoi abitanti sicurezza e felicità. (Aristotele)

Il quartiere ha una dimensione sociale, che comprende l'area in cui un individuo vive e interagisce con gli altri e in cui è impegnato nella ricerca di amici e nella partecipazione alle attività della comunità, ed una dimensione fisica, cioè un'area che si può definire, cartina alla mano, differenziabile dalle altre zone urbane: è la dimensione in cui l'individuo si sente a casa, è insomma quello spazio, in cui egli si identifica appieno. (G. Winkel)

La città è come un rogo che illumina perché brucia ciò che fu creato lontano da lei e talvolta contro di lei. Tutte le città sono sterili. Vi nascono in proporzione pochi figlioli e quasi mai un genio. Nelle città si gode, ma non si crea, si ama ma non si genera, si consuma ma non si produce. (G. Papini)

L'essere civilizzato delle città immense torna allo stato selvaggio, cioè allo stato di isolamento, perché il meccanismo sociale gli permette di dimenticare la necessità della comunità e perdere i sentimenti di legame fra individui, che un tempo erano incessantemente risvegliati dal bisogno. (P. Valéry)

La notte ci ha lasciati soli alle porte della città, delle case imbiancate porte sbarrate qui la gente dorme ancora. Il primo autobus ci ha portato dove nessuno ha un po' di tempo mai, una lunga frenata, un'auto sfasciata, poi ciascuno al suo posto ancora. Come si fa, come si fa, a vivere tutti in una stessa città (respirando veleno nel metro di terreno che ti assegna la comunità). (I. Fossati)

La grande città spinge verso la più individualizzata vita personale. (G. Simmel)

L'uomo aveva appena finito di costruire le prime città, quando cominciò a cercare di starsene lontano. (J.W. Krutch)

Era una città di mattoni rossi o di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito: ma così come stavano le cose era una città di rosso e nero innaturali come la faccia dipinta di un selvaggio /.../ Il carcere avrebbe potuto essere l'ospedale, l'ospedale avrebbe potuto essere il carcere, il municipio avrebbe potuto essere ciascuno dei due, o entrambi. (Ch. Dickens)

Dove c'è l'asfalto, un tarassaco buca la crosta e riesce a dare il fiore. (M. Rigoni Stern)

La felicità del cittadino totalmente inurbato consiste nell'ammucchiarsi in una grande confusione - adescato dal calore ipnotico, dal sospingere della folla e dalla sua approvazione; lo stridere e il frastuono gli fa girare la testa, gli colma gli orecchi - come il canto degli uccelli, il fruscio del vento negli alberi, le voci degli animali, o come un tempo gli colmavano il cuore le voci e i canti dei suoi cari. (F.L. Wright)

Città strane dove non ti ritrovi e visione di uomini chiusi in casa davanti a un televisore perché non sopportano di guardare in faccia altri uomini. (G. Celati)

Meravigliosa è la forza dei deserti d'Oriente /.../ ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote, d'asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna. (D. Buzzati)

Per le strade è essenziale il correre mentre per le case il restar ferme, fisse; così che, se devono formare un tutto armonico, o le case si mettono a correre anch'esse, e dunque diventano folli, oppure le strade sono costrette a rinunciare alla loro uniformità. (H. Tessenow)

È possibile che quel che chiamiamo città sarà guardato semplicemente come una fase tra la tribù e la tecnopoli /.../ tra l'uomo delle caverne e quello dell'elettronica. (H. Cox)

Dobbiamo inventare e fabbricare ex novo la città moderna simile a un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico /.../ Tutto deve essere rivoluzionato /.../ calpestando quanto è grottesco, pesante, antitetico con noi. (A. Sant'Elia)

 

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